1.6 Grop di Ladin da Zoldo
GRUPPO DI LAVORO
LINGUISTICO LETTERARIO
SCRIE POLITO
POSTILLE
AL MANUALE DI
AVVIAMENTO
ALL’USO
DELLA GRAFIA LADINA
PER GLI SCRIVENTI
NELLA VARIANTE ZOLDANA
a cura
di Stefano Talamini
omissis
Note preliminari
Ci si attiene, da qui in
seguito, all'impostazione della parte "Ortografia ladina" del citato
manuale, indicando,
dove necessario, eventuali
tratti che caratterizzano lo specifico locale.
Per quanto concerne l'uso dell'accento grave (quando non abbia funzione
di distinguere le parole in opposizione) esso va riservato alle sole parole
tronche polisillabiche, come ad esempio tabià o marùch.
Il manuale suggerisce di accentare anche le parole sdrucciole per
facilitare la pronuncia, specie da parte dei non parlanti (es: càneva):
questo accorgimento può essere evitato e lasciato alla sensibilità degli
scriventi.
Si consiglia inoltre di evitare o ridurre al minimo l'uso
dell'apostrofo, mantenendolo solo nei casi in cui rappresenta un'effettiva
elisione (es.: al m'à dit, per al me à dit; la s'à incòrt per la
se à incòrt) e per l'articolazione dei femminili inizianti in vocale (es.: l'aza,
l'armadura).
VOCALISMO
Vocali brevi
a = come in italiano
esempio in zoldano: marenda
(pranzo)
è ed é = come in italiano
Le vocali anteriori aperte o chiuse (più correttamente semi-aperte o
semi chiuse) non vanno di norma distinte con il tratto prosodico (l'accento), a
meno che non si trovino in finale di parola (non monosillaba) oppure non siano
in opposizione nel parlato, ossia non cambino il significato della parola se
pronunciata in uno o nell'altro modo.
esempi in
zoldano:
testa (testa, capo)
- non va accentata
vedèl (vitello) - va
accentata, facendo attenzione se aperta (come in questo caso) o chiusa, come ad
esempio in festilét (piccolo abbeveratoio)
bèch (becco di
uccello o vaso, estremità) e béch (becco, caprone) - vanno accentati per
distinguerli
i = come in italiano
esempio in
zoldano: britola (coltellino a serramanico)
o = come in italiano
Va accentata solo se in
finale di parola (ma non se monosillaba) o se in opposizione.
esempi in
zoldano
sbregón (grande
strappo, lacerazione) - va accentata
stof (odore) - non
va accentata
còl (collo, colle,
fascio di fieno) e cól (prep. art. per "con il") - vanno
accentati per distinguerli.
u = come in italiano
esempio in zoldano: ru (torrente,
ruscello)
Vocali lunghe
In questo paragrafo il manuale "Scrivere in ladino” cita
apertamente la Val di Zoldo come la realtà territoriale e linguistica in cui
"l'opposizione fonołogica in posizione tonica è presente e ben
vitale" c le dedica tutti gli esempi.
La vocale allungata (cioè protratta nel tempo almeno una durata doppia
della durata singola) deve essere utilizzata graficamente solo quando esiste
differenza territoriale e quando vi è opposizione fonologica. Per tale ragione,
la necessità di evidenziare graficamente l'allungamento sussiste in due
occasioni:
= territorialmente, per distinguere le differenti
modalità di esecuzione fonetica dell'alta e della bassa valle. In genere,
l'allungamento vocalico è tipico della bassa valle, mentre è assai raro
nell'alta. Perciò lo scrivente in basso zoldano ("gnacol")
prediligerà l'allungamento dove necessario ed effettivamente discriminante
rispetto alla parlata dell'alta valle ("capelin”). Ad esempio: boosch
vs bosch (bosco). Tuttavia, per rispetto del principio di accessibilità e
leggibilità, si propone qui l'utilizzo generico della vocale semplice, che se
da un lato facilita la lettura ai non parlanti, dall'altro non crea nessuna
difficoltà ai parlanti, i quali posseggono già la facoltà di modulare
correttamente la pronuncia della parola.
= intra-territorialmente. Qui l'aspetto ha una sua complessità. Si tratta
di parole che all'interno della stessa lingua parlata (di norma quella della
bassa valle) presentano opposizione. In questo caso è probabilmente lecito
evidenziare l'allungamento vocalico (tramite raddoppiamento grafico) per
discriminare i diversi significati. In particolare, questo si rende necessario
quando all'interno del medesimo testo compaiono entrambe le accezioni oppure
quando il contesto comunicativo potrebbe risultare ambiguo. Negli altri casi -
quelli in cui il contesto è chiaro e l'uso della vocale semplice non può
generare fraintendimenti - non è necessario procedere al raddoppio grafico. Il
citato manuale si sofferma proprio su queste evenienze, che qui si riportano:
àa
caan (cane) vs can (quando)
Al caan al baia cossi, can che luga sa paroon
ée
pees (peso) vs pes (pesce)
Can che magne pes me resta sempre n pees sul
stomech
èe
pèer (paio) vs per1 (pere)
Compreme an pèer de chill de per madur
ìi
viint (vinto) vs vint (venti)
là viint dut lori seanca chi era solche de vint
óo
messedoon (miscela, miscuglio) vs messedón (mescoliamo)
Dapò tant che messedón, l è vegniu fuora an bel
messedoon
òo
pòor (verruca) vs pör (porro)
Al magra pör parche che al cre de varì dai pöor
CONSONANTISMO
Sempre attingendo dal prezioso manuale "Scrivere in ladino",
vengono di seguito presentate le consonanti
d'uso, con l'aggiunta di esempi zoldani e qualche suggerimento agli
scriventi
b (occlusiva bilabiale sonora) come in italiano
esempio in zoldano: bonora (per tempo,
presto, mattino)
c (affricata palatale/prepalatale sorda) = come c
dolce in italiano
E’ il suono della c quando è seguita da
vocale anteriore, in posizione iniziale, interna intervocalica e
postconsonantica e in posizione finale.
esempi in zoldano: ciacola
(chiacchiera, pettegolezzo), macia (macchia)
c (occlusiva
velare sorda, quando seguita da vocali centrali basse e da vocali posteriori in
posizione iniziale, preconsonantica, interna intervocalica e postconsonantica.)
= come c dura in italiano.
E’ da evitare l'inveterato uso della k per
rendere questo fonema, che oltre a non essere necessario (vedremo più avanti la
soluzione per la c dura in finale di parola) fa apparire insolita e
astrusa la lingua scritta zoldana agli italofoni. nel cui alfabeto la k non
esiste.
esempio in zoldano: caligo (nebbia, foschia)
ch (occlusiva
velare sorda, seguita da vocali anteriori) = come c dura in italiano
esempio in zoldano: chesta (questa)
In finale di parola, il digramma -ch rende il suono della c dura: valch (qualcosa). Anche in questo
caso, è sconsigliato il ricorso alla lettera k.
d (occlusiva alveolare/dentale sonora) = come
in italiano
esempio in zoldano: doman (domani; mattino)
d (fricativa interdentale/predentale sonora)
Questo è un argomento molto zoldano! Si tratta di
rendere il fonema particolare frequente nella variante della bassa valle, della
cui parlata è elemento caratteristico. Tra gli esperimenti tentati in passato
si annoverano il simbolo fonetico õ (đ
nel Croatto), il digramma dh e la lettera z:
nessuna di queste proposte, tuttavia, appare accettabile per gli scopi di
valorizzazione dello zoldano già sopra evidenziati.
Il simbolo õ/đ dell'alfabeto fonetico
internazionale, pur essendo abbastanza corretto dal punto di vista tecnico, è
quanto di più lontano si possa immaginare da una competenza media, diffusa e
condivisa, dei parlanti italiano (e anche dei parlanti ladino e zoldano);
rimane un segno incomprensibile e non favorisce di certo la lettura2.
Il digramma dh è certamente più
identificabile del simbolo õ/đ3 , ma essendo la lettera h letta sempre come
muta, non modifica quella che sarebbe la lettura della semplice d.
La lettera z infine, che qualche successo ha
riscosso nei tentativi di rendere la fricativa interdentale/predentale sonora,
è talmente caratterizzante in italiano l’affricata alveolare da sconsigliarne
caldamente l'uso, anche per non far apparire ai non esperti/non parlanti la
lingua locale zoldana come un esperimento di “alfabeto zanzarino" di
fanciullesca memoria.
E allora. che fare? Accogliendo l'indicazione
dell'Istituto Ladin de la Dolomites (cui. è bene ricordarlo, hanno collaborato
insigni linguisti) chi desidera scrivere in zoldano può serenamente adottare la
semplice d, sapendo che i parlanti locali non avranno difficoltà a riconoscerne
l’uso nelle diverse aree linguistiche e i non parlanti, eventualmente, non si
allontaneranno troppo dalla pronuncia adeguata. Sacrificando cosi qualcosa alla
correttezza formale (che, abbiamo appena visto, richiederebbe di attingere
all'alfabeto fonetico internazionale, sconosciuto ai più) si guadagna in
comprensibilità e possibilità di condivisione.
esempio in zoldano: dermana (cugina)
f (fricativa labiodentale sorda) = come in
italiano
esempio in zoldano: forfis (forbici)
g (affricata palatale sonora, quando seguita da
vocale anteriore, in posizione iniziale, interna intervocalica e
postconsonantica) = come g dolce in italiano.
Anche in questo caso è sconsigliato il ricorso a
soluzioni foneticamente corrette ma di ostica comprensione e non corrispondenti
all'uso comune italiano, come il diacritico (detto "pipa"); è invece
sufficiente ed efficace rendere il suono con il digramma gi.
esempio in zoldano: giara (ghiaia, sassolino)
g (occlusiva velare sonora quando seguita da
vocali centrali basse e da vocali posteriori in posizione iniziale,
preconsonantica, interna intervocalica e postconsonantica) = come g dura in
italiano
esempio in zoldano: garmàl (grembiule)
gh (occlusiva velare sonora seguita da vocali
anteriori, in posizione iniziale e interna) = digramma che rende il suono della
g dura, come in italiano
esempi in zoldano: ghirlanda
(ghirlanda, corona di fiori), sgherlo (strambo, bizzarro, mattacchione)
gn (nasale palatale) = come in italiano
esempi in zoldano: gnoch
(gnocco, bernoccolo, escrescenza, gonfiore), paroign (padroni)
È sconsigliato l'uso di ñ, per le già dette
ragioni.
l (laterale alveolare) = come in italiano
esempio in zoldano: lunes (lunedì)
m (nasale bilabiale) = come in italiano
esempio in zoldano: comedón (gomito)
E doveroso prestare attenzione al fatto che la
coppia mb in italiano ha avuto in passato frequente soluzione
grafica nb per chi ha cercato di rendere la pronuncia zoldana (v.
ad es.: gamba > ganba). Tuttavia, nell'ascolto della quotidianità dei
parlanti, è più probabile rilevare la pronuncia mb o una pronuncia che,
nella sua articolazione fonetica, si colloca tra mb e nb, con
prevalenza mb. Questo perché foneticamente l'allofono rappresentato con
m è sempre realizzato come /m/ quando precede una bilabiale. L'uso di nb
è probabilmente un influsso del veneto, che però non trova corrispettivo nella
letteratura delle varietà ladine. Quindi l'utilizzo consigliato è mb. Lo
stesso valga per la coppia mp.
p (occlusiva bilabiale sorda) = come in
italiano
esempio in zoldano: poiàt (carbonaia)
r (vibrante alveolare) = come in italiano
esempio in zoldano: fardima (autunno)
s
• (fricativa alveolare sorda) = come in italiano
esempio in zoldano: scarsela (tasca)
In posizione intervocalica è identificata dal
digramma ss
esempio in zoldano: massa (troppo)
(fricativa alveolare sonora) = come in italiano,
quando seguita da consonante sonora, nonché da nasale. vibrante o laterale (m,
n, gn, r, ) e in posizione intervocalica. Uso consigliato anche in posizione
iniziale evitando di ricorrere alla forma 's, seppur consigliata dal
manuale4.
esempi in zoldano: desnù
(nudo, spogliato), sbesola (bazza, mento sporgente)
s-c e Quando la s
compare in sede preconsonantica di una affricata palatale, è opportuno
staccarla da quella con un trattino per agevolare la corretta lettura e non
ingenerare confusione con il suono sc italiano5.
esempio in zoldano: s-cet (schietto, sincero, genuino)
t (occlusiva dentale sorda) = come in italiano
esempio in zoldano: tampesta (grandine)
v (fricativa labiodentale sonora) = come in
italiano
esempio in zoldano : valif (uniforme, livellato, piano)
z (affricata alveolare sorda o sonora)
esempio in zoldano: Zoldo/Ẑoldo (Zoldo)
Il grafema z
ricorre nelle varianti ladine per rendere lo stesso suono della
corrispondente lettera italiana. Tuttavia, come già rilevato dagli autori del
citato manuale, nelle varianti ladine bellunesi indica anche “attraverso un
alto grado di astrazione” la fricativa interdentale sorda. In particolare in
Zoldo è questa la forma esclusiva, tanto che il *Vocabolario dei dialetto
ladino-veneto della Valle di Zoldo" di Enzo Croatto riporta unicamente la
lettera z con il diacritico (Ẑ). Qui ci viene posto un
ultimo dilemma: quale grafia utilizzare? Con o senza diacritico? Da un lato
verrebbe da rispondere "senza", per coerenza a quanto fin qui
sostenuto: ai parlanti zoldano non serve indicare come si pronuncia, ai non
parlanti non vogliamo complicare l'accesso alla lettura. D'altro canto, però,
rinunciare a rendere evidente un suono cosi caratteristico, un autentico
"grafema bandiera" secondo l’efficace espressione dell'Istituto,
potrebbe sembrare quasi un tradimento. E scansare la responsabilità della
scelta lasciando gli scriventi liberi di optare per l'una o per l'altra,
sarebbe solo linguistica vigliaccheria. Teniamo quindi ferma la soluzione senza
grafema, anche sulla scorta dell'osservazione fatta da un autorevole cultore
della lingua zoldana che, commentando privatamente la bozza di questo
lavoretto, a proposito della ẑ ha confermato che “pur avendola ampiamente
(esclusivamente) utilizzata in alcuni testi, credo che la si possa
tranquillamente tralasciare, non essendoci possibilità di confondersi”.
Rimane
un ambito, quello della scrittura poetica e musicale, dove la ẑ può
eventualmente essere utilizzata, se ragioni di sonorità precisa e/o di
assonanza lo reclamino, ovvero laddove il rispetto originale e preciso delle
parole potrebbe snaturare l’impianto lirico. Ma per le altre scritture (prosa,
documenti, comunicazioni e opinioni scritte) la sola z è più che sufficiente.
L’importante è che in ogni caso si evitino tentativi un po’ avvilenti come zh
o th ( quest’ultimo lasciamolo agli inglesi).
Postille al testo:
1. nell'alta valle: pér
2. Anche il simbolo IPA
(International Phonetic Alphabet) ɖ potrebbe rappresentare graficamente
questa variante. Per un confronto consiglio di accedere al lettore IPA (http://
ipa-reader.xyz/) dove è possibile inserire diverse soluzioni e ascoltarne la
pronuncia.
3. A proposito del simbolo õ è importante rilevare che nel suo trattato di fonetica il prof. Mioni,
glottologo e linguista dell'Università di Padova e di altri atenei, la indica
come "resa di d intervocalico in gran parte dei dialetti e delle pronunce
it(aliane) regionali trascurate: una ragione in più per accogliere la grafia d
senza perdersi in ulteriori tentativi. (cfr. A. Mioni, Elementi di fonetica
UNIPRESS, 2001,. p. 55).
4. Esiste la proposta del
MUSLA (Moviment de Union e Sensibilisazion LinguisticA), già utilizzata in
tutte le varietà scritte ladine ufficiali, della ś per rappresentare il suono
della "s dolce" solo a inizio di parola (come nel caso di sià: preparare
e sià: sciare)
5. Il MUSLA nell’ottica di una grafia polinomica
propone in questo caso l’utilizzo alternativo di sć. Si tratta di una proposta
che è all’interno di un più ampio programma di valorizzazione e diffusione del
ladino dolomitico, in particolare per l’area agordina e zoldana. Per il momento
preferibile, almeno per quanto attiene a questo progetto di adeguamento
dell’ortografia zoldana.
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