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Appendici 1.6 - Stefano Talamini – SCRIE POLITO – Grop di Ladin da Zoldo - 2024

1.6                                                         Grop di Ladin da Zoldo

 

GRUPPO DI LAVORO LINGUISTICO LETTERARIO

 

SCRIE  POLITO

                                                                            

POSTILLE  AL  MANUALE  DI  AVVIAMENTO

ALL’USO  DELLA  GRAFIA  LADINA

PER  GLI  SCRIVENTI  NELLA  VARIANTE  ZOLDANA

                                                                              

a cura di Stefano Talamini

 

                                        omissis                                             

                                                                                   

 

 

Note preliminari

Ci si attiene, da qui in seguito, all'impostazione della parte "Ortografia ladina" del citato manuale, indicando,

dove necessario, eventuali tratti che caratterizzano lo specifico locale.

Per quanto concerne l'uso dell'accento grave (quando non abbia funzione di distinguere le parole in opposizione) esso va riservato alle sole parole tronche polisillabiche, come ad esempio tabià o marùch.

Il manuale suggerisce di accentare anche le parole sdrucciole per facilitare la pronuncia, specie da parte dei non parlanti (es: càneva): questo accorgimento può essere evitato e lasciato alla sensibilità degli scriventi.

Si consiglia inoltre di evitare o ridurre al minimo l'uso dell'apostrofo, mantenendolo solo nei casi in cui rappresenta un'effettiva elisione (es.: al m'à dit, per al me à dit; la s'à incòrt per la se à incòrt) e per l'articolazione dei femminili inizianti in vocale (es.: l'aza, l'armadura).

 

 

VOCALISMO

Vocali brevi

 

a = come in italiano

esempio in zoldano: marenda (pranzo)

 

è ed é = come in italiano

 

Le vocali anteriori aperte o chiuse (più correttamente semi-aperte o semi chiuse) non vanno di norma distinte con il tratto prosodico (l'accento), a meno che non si trovino in finale di parola (non monosillaba) oppure non siano in opposizione nel parlato, ossia non cambino il significato della parola se pronunciata in uno o nell'altro modo.

 

esempi in zoldano:

testa (testa, capo) - non va accentata

vedèl (vitello) - va accentata, facendo attenzione se aperta (come in questo caso) o chiusa, come ad esempio in festilét (piccolo abbeveratoio)

 

bèch (becco di uccello o vaso, estremità) e béch (becco, caprone) - vanno accentati per distinguerli

 

i = come in italiano

esempio in zoldano: britola (coltellino a serramanico)

 

o = come in italiano

 

Va accentata solo se in finale di parola (ma non se monosillaba) o se in opposizione.

 

esempi in zoldano

 

sbregón (grande strappo, lacerazione) - va accentata

 

stof (odore) - non va accentata

 

còl (collo, colle, fascio di fieno) e cól (prep. art. per "con il") - vanno accentati per distinguerli.

 

u = come in italiano

esempio in zoldano: ru (torrente, ruscello)

 

 

Vocali lunghe

 

In questo paragrafo il manuale "Scrivere in ladino” cita apertamente la Val di Zoldo come la realtà territoriale e linguistica in cui "l'opposizione fonołogica in posizione tonica è presente e ben vitale" c le dedica tutti gli esempi.

La vocale allungata (cioè protratta nel tempo almeno una durata doppia della durata singola) deve essere utilizzata graficamente solo quando esiste differenza territoriale e quando vi è opposizione fonologica. Per tale ragione, la necessità di evidenziare graficamente l'allungamento sussiste in due occasioni:

= territorialmente, per distinguere le differenti modalità di esecuzione fonetica dell'alta e della bassa valle. In genere, l'allungamento vocalico è tipico della bassa valle, mentre è assai raro nell'alta. Perciò lo scrivente in basso zoldano ("gnacol") prediligerà l'allungamento dove necessario ed effettivamente discriminante rispetto alla parlata dell'alta valle ("capelin”). Ad esempio: boosch vs bosch (bosco). Tuttavia, per rispetto del principio di accessibilità e leggibilità, si propone qui l'utilizzo generico della vocale semplice, che se da un lato facilita la lettura ai non parlanti, dall'altro non crea nessuna difficoltà ai parlanti, i quali posseggono già la facoltà di modulare correttamente la pronuncia della parola.

= intra-territorialmente. Qui l'aspetto ha una sua complessità. Si tratta di parole che all'interno della stessa lingua parlata (di norma quella della bassa valle) presentano opposizione. In questo caso è probabilmente lecito evidenziare l'allungamento vocalico (tramite raddoppiamento grafico) per discriminare i diversi significati. In particolare, questo si rende necessario quando all'interno del medesimo testo compaiono entrambe le accezioni oppure quando il contesto comunicativo potrebbe risultare ambiguo. Negli altri casi - quelli in cui il contesto è chiaro e l'uso della vocale semplice non può generare fraintendimenti - non è necessario procedere al raddoppio grafico. Il citato manuale si sofferma proprio su queste evenienze, che qui si riportano:

 

àa

 

caan (cane) vs can (quando)

Al caan al baia cossi, can che luga sa paroon

 

ée pees (peso) vs pes (pesce)

Can che magne pes me resta sempre n pees sul stomech

 

èe

pèer (paio) vs per1 (pere)

Compreme an pèer de chill de per madur

 

ìi

viint (vinto) vs vint (venti)

là viint dut lori seanca chi era solche de vint

 

 óo

messedoon (miscela, miscuglio) vs messedón (mescoliamo)

Dapò tant che messedón, l è vegniu fuora an bel messedoon

 

òo

pòor (verruca) vs pör (porro)

Al magra pör parche che al cre de varì dai pöor

 

                                                                     CONSONANTISMO

 

Sempre attingendo dal prezioso manuale "Scrivere in ladino", vengono di seguito presentate le consonanti

d'uso, con l'aggiunta di esempi zoldani e qualche suggerimento agli scriventi

 

 

b (occlusiva bilabiale sonora) come in italiano

esempio in zoldano: bonora (per tempo, presto, mattino)

 

c (affricata palatale/prepalatale sorda) = come c dolce in italiano

 

E’ il suono della c quando è seguita da vocale anteriore, in posizione iniziale, interna intervocalica e postconsonantica e in posizione finale.

esempi in zoldano: ciacola (chiacchiera, pettegolezzo), macia (macchia)

 

c (occlusiva velare sorda, quando seguita da vocali centrali basse e da vocali posteriori in posizione iniziale, preconsonantica, interna intervocalica e postconsonantica.) = come c dura in italiano.

E’ da evitare l'inveterato uso della k per rendere questo fonema, che oltre a non essere necessario (vedremo più avanti la soluzione per la c dura in finale di parola) fa apparire insolita e astrusa la lingua scritta zoldana agli italofoni. nel cui alfabeto la k non esiste.

esempio in zoldano: caligo (nebbia, foschia)

 

ch (occlusiva velare sorda, seguita da vocali anteriori) = come c dura in italiano

esempio in zoldano: chesta (questa)

In finale di parola, il digramma -ch rende il suono della c dura:  valch (qualcosa). Anche in questo caso, è sconsigliato il ricorso alla lettera k.

 

d  (occlusiva alveolare/dentale sonora) = come in italiano

esempio in zoldano: doman (domani; mattino)

 

d  (fricativa interdentale/predentale sonora)

Questo è un argomento molto zoldano! Si tratta di rendere il fonema particolare frequente nella variante della bassa valle, della cui parlata è elemento caratteristico. Tra gli esperimenti tentati in passato si annoverano il simbolo fonetico  õ (đ nel Croatto), il digramma dh e la lettera z: nessuna di queste proposte, tuttavia, appare accettabile per gli scopi di valorizzazione dello zoldano già sopra evidenziati.

Il simbolo õ/đ  dell'alfabeto fonetico internazionale, pur essendo abbastanza corretto dal punto di vista tecnico, è quanto di più lontano si possa immaginare da una competenza media, diffusa e condivisa, dei parlanti italiano (e anche dei parlanti ladino e zoldano); rimane un segno incomprensibile e non favorisce di certo la lettura2.

Il digramma dh è certamente più identificabile del simbolo õ/đ3 , ma essendo la lettera h letta sempre come muta, non modifica quella che sarebbe la lettura della semplice d.

La lettera z infine, che qualche successo ha riscosso nei tentativi di rendere la fricativa interdentale/predentale sonora, è talmente caratterizzante in italiano l’affricata alveolare da sconsigliarne caldamente l'uso, anche per non far apparire ai non esperti/non parlanti la lingua locale zoldana come un esperimento di “alfabeto zanzarino" di fanciullesca memoria.

 

E allora. che fare? Accogliendo l'indicazione dell'Istituto Ladin de la Dolomites (cui. è bene ricordarlo, hanno collaborato insigni linguisti) chi desidera scrivere in zoldano può serenamente adottare la semplice d, sapendo che i parlanti locali non avranno difficoltà a riconoscerne l’uso nelle diverse aree linguistiche e i non parlanti, eventualmente, non si allontaneranno troppo dalla pronuncia adeguata. Sacrificando cosi qualcosa alla correttezza formale (che, abbiamo appena visto, richiederebbe di attingere all'alfabeto fonetico internazionale, sconosciuto ai più) si guadagna in comprensibilità e possibilità di condivisione.

esempio in zoldano: dermana (cugina)

 

f  (fricativa labiodentale sorda) = come in italiano

esempio in zoldano: forfis (forbici)

 

g  (affricata palatale sonora, quando seguita da vocale anteriore, in posizione iniziale, interna intervocalica e postconsonantica) = come g dolce in italiano.

Anche in questo caso è sconsigliato il ricorso a soluzioni foneticamente corrette ma di ostica comprensione e non corrispondenti all'uso comune italiano, come il diacritico (detto "pipa"); è invece sufficiente ed efficace rendere il suono con il digramma gi.

esempio in zoldano: giara (ghiaia, sassolino)

 

g  (occlusiva velare sonora quando seguita da vocali centrali basse e da vocali posteriori in posizione iniziale, preconsonantica, interna intervocalica e postconsonantica) = come g dura in italiano

esempio in zoldano: garmàl (grembiule)

 

gh  (occlusiva velare sonora seguita da vocali anteriori, in posizione iniziale e interna) = digramma che rende il suono della g dura, come in italiano

esempi in zoldano: ghirlanda (ghirlanda, corona di fiori), sgherlo (strambo, bizzarro, mattacchione)

 

gn  (nasale palatale) = come in italiano

esempi in zoldano: gnoch (gnocco, bernoccolo, escrescenza, gonfiore), paroign (padroni)

È sconsigliato l'uso di ñ, per le già dette ragioni.

 

l  (laterale alveolare) = come in italiano

esempio in zoldano: lunes (lunedì)

 

m  (nasale bilabiale) = come in italiano

esempio in zoldano: comedón (gomito)

E doveroso prestare attenzione al fatto che la coppia mb in italiano ha avuto in passato frequente soluzione grafica nb per chi ha cercato di rendere la pronuncia zoldana (v. ad es.: gamba > ganba). Tuttavia, nell'ascolto della quotidianità dei parlanti, è più probabile rilevare la pronuncia mb o una pronuncia che, nella sua articolazione fonetica, si colloca tra mb e nb, con prevalenza mb. Questo perché foneticamente l'allofono rappresentato con m è sempre realizzato come /m/ quando precede una bilabiale. L'uso di nb è probabilmente un influsso del veneto, che però non trova corrispettivo nella letteratura delle varietà ladine. Quindi l'utilizzo consigliato è mb. Lo stesso valga per la coppia mp.

 

p  (occlusiva bilabiale sorda) = come in italiano

esempio in zoldano: poiàt (carbonaia)

 

r  (vibrante alveolare) = come in italiano

esempio in zoldano: fardima (autunno)

 

s

• (fricativa alveolare sorda) = come in italiano

esempio in zoldano: scarsela (tasca)

In posizione intervocalica è identificata dal digramma ss

esempio in zoldano: massa (troppo)

(fricativa alveolare sonora) = come in italiano, quando seguita da consonante sonora, nonché da nasale. vibrante o laterale (m, n, gn, r, ) e in posizione intervocalica. Uso consigliato anche in posizione iniziale evitando di ricorrere alla forma 's, seppur consigliata dal manuale4.

esempi in zoldano: desnù (nudo, spogliato), sbesola (bazza, mento sporgente)

s-c e Quando la s compare in sede preconsonantica di una affricata palatale, è opportuno staccarla da quella con un trattino per agevolare la corretta lettura e non ingenerare confusione con il suono sc italiano5.

esempio in zoldano: s-cet (schietto, sincero, genuino)

 

t  (occlusiva dentale sorda) = come in italiano

esempio in zoldano: tampesta (grandine)

 

v  (fricativa labiodentale sonora) = come in italiano

esempio in zoldano : valif (uniforme, livellato, piano)

 

z  (affricata alveolare sorda o sonora)

esempio in zoldano: Zoldo/oldo (Zoldo)

 Il grafema z ricorre nelle varianti ladine per rendere lo stesso suono della corrispondente lettera italiana. Tuttavia, come già rilevato dagli autori del citato manuale, nelle varianti ladine bellunesi indica anche “attraverso un alto grado di astrazione” la fricativa interdentale sorda. In particolare in Zoldo è questa la forma esclusiva, tanto che il *Vocabolario dei dialetto ladino-veneto della Valle di Zoldo" di Enzo Croatto riporta unicamente la lettera z con il diacritico (). Qui ci viene posto un ultimo dilemma: quale grafia utilizzare? Con o senza diacritico? Da un lato verrebbe da rispondere "senza", per coerenza a quanto fin qui sostenuto: ai parlanti zoldano non serve indicare come si pronuncia, ai non parlanti non vogliamo complicare l'accesso alla lettura. D'altro canto, però, rinunciare a rendere evidente un suono cosi caratteristico, un autentico "grafema bandiera" secondo l’efficace espressione dell'Istituto, potrebbe sembrare quasi un tradimento. E scansare la responsabilità della scelta lasciando gli scriventi liberi di optare per l'una o per l'altra, sarebbe solo linguistica vigliaccheria. Teniamo quindi ferma la soluzione senza grafema, anche sulla scorta dell'osservazione fatta da un autorevole cultore della lingua zoldana che, commentando privatamente la bozza di questo lavoretto, a proposito della ẑ ha confermato che “pur avendola ampiamente (esclusivamente) utilizzata in alcuni testi, credo che la si possa tranquillamente tralasciare, non essendoci possibilità di confondersi”.

Rimane un ambito, quello della scrittura poetica e musicale, dove la ẑ può eventualmente essere utilizzata, se ragioni di sonorità precisa e/o di assonanza lo reclamino, ovvero laddove il rispetto originale e preciso delle parole potrebbe snaturare l’impianto lirico. Ma per le altre scritture (prosa, documenti, comunicazioni e opinioni scritte) la sola z è più che sufficiente. L’importante è che in ogni caso si evitino tentativi un po’ avvilenti come zh o th ( quest’ultimo lasciamolo agli inglesi).

 

Postille al testo:

1. nell'alta valle: pér

2. Anche il simbolo IPA (International Phonetic Alphabet) ɖ potrebbe rappresentare graficamente questa variante. Per un confronto consiglio di accedere al lettore IPA (http:// ipa-reader.xyz/) dove è possibile inserire diverse soluzioni e ascoltarne la pronuncia.

3. A proposito del simbolo õ è importante rilevare che nel suo trattato di fonetica il prof. Mioni, glottologo e linguista dell'Università di Padova e di altri atenei, la indica come "resa di d intervocalico in gran parte dei dialetti e delle pronunce it(aliane) regionali trascurate: una ragione in più per accogliere la grafia d senza perdersi in ulteriori tentativi. (cfr. A. Mioni, Elementi di fonetica UNIPRESS, 2001,. p. 55).

4. Esiste la proposta del MUSLA (Moviment de Union e Sensibilisazion LinguisticA), già utilizzata in tutte le varietà scritte ladine ufficiali, della ś per rappresentare il suono della "s dolce" solo a inizio di parola (come nel caso di sià: preparare e sià: sciare)

5. Il MUSLA nell’ottica di una grafia polinomica propone in questo caso l’utilizzo alternativo di sć. Si tratta di una proposta che è all’interno di un più ampio programma di valorizzazione e diffusione del ladino dolomitico, in particolare per l’area agordina e zoldana. Per il momento preferibile, almeno per quanto attiene a questo progetto di adeguamento dell’ortografia zoldana.

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