1.4 Proposta di grafia unificata
per le varietà parlate dalle comunità dei Ladini Storici delle Dolomiti
Bellunesi - Prof.ssa Piera RIZZOLATTI -
Università degli Studi di Udine ©
La nuova grafia unificata per le varietà parlate dalle comunità dei Ladini
Storici delle Dolomiti Bellunesi, tiene conto della necessità di utilizzare
solo i caratteri presenti sulla tastiera standard del computer, evitando al
massimo simboli particolari (usati invece in alfabeti fonetici scientifici) ed
altri eventuali segni diacritici, che vengono in genere percepiti negativamente
da quanti hanno familiarità con la grafia dell’italiano e delle lingue europee
di maggior circolazione.
La presente grafia procede dall’esigenza di dare alle varietà ladine della
Provincia di Belluno uno strumento agile e moderno di scrittura, con il
proposito di rilevare, attraverso una larga convergenza di grafemi comuni, le
affinità e pur in presenza di sottotipi a volte differenziati.
Accettando questo criterio, sarà possibile poi assegnare di volta in volta
ad un grafema convenzionale il valore fonetico reale, che si realizza in modo
multiforme secondo la varietà.
Sarà compito degli insegnanti, sia nei corsi di lingua scolastici destinati
agli allievi della scuola dell’obbligo, sia nei corsi d’alfabetizzazione per
adulti, segnalare le convenzioni grafiche e dar dimostrazione della
realizzazione concreta da un punto di vista fonetico.
La grafia tiene conto a questo proposito anche di eventuali aspetti
caratteriz-zanti le varietà – soprattutto nell’ambito del vocalismo – e
introduce la possibilità di identificare attraverso pochi e ben conosciuti
segni diacritici (dieresi per vocali turbate, accento grave ed acuto per
indicare rispettivamente le vocali aperte e chiuse), caratteri particolari e
“di bandiera” di tali varietà.
La grafia unificata dei Ladini Storici delle Dolomiti Bellunesi tiene conto
delle scelte della grafia ladina messe a punto dallo SPELL (Servisc de
Planificazion y Elaborazion dl Lingaz Ladin) e accolte nella Gramatica dl Ladin
Standard (GLS) e nel Dizionar dl Ladin Standard (DLS), integrate tuttavia anche
con alcune soluzioni della Grafie Uficiâl de Lenghe Furlane e sostenute
dall’OLF (Osservatori Regjonâl de Lenghe e de Culture Furlanis).
Criteri fondamentali della grafia unificata delle varietà parlate dai
Ladini Storici delle Dolomiti Bellunesi sono la massima semplicità e il
rispetto delle eventuali grafie storiche sedimentate nel corso della tradizione
scrittoria del “ladino bellunese”.
Vocalismo
Mantenere i criteri correnti nella grafia dell’italiano, introducendo i
segni diacritici indispensabili solo per esprimere:
- con gli accenti acuto ( ́) e grave
(`), la chiusura o apertura delle vocali medie (es. é, è, ó, ò):
é
= é chiuso
è
= è aperto
ó
= ó chiuso
ò
= ò aperto
Si utilizza tuttavia il segno diacritico per indicare il grado d’apertura
della vocale, solo quando si vuol rilevare che esiste un’opposizione tra le due
vocali aperte e chiuse (vale a dire quando vi è opposizione fonologica, e cioè
esistono due parole uguali che si differenziano solo per la qualità della
vocale.
- con la dieresi ( ̈), per
indicare le vocali turbate, qualora
presenti (es. ä, ë, ö) come in
talune parlate del Comelico e a Livinallongo.
Per indicare le vocali lunghe (che
possono essere in opposizione con le corrispondenti brevi, come in talune
varietà della Val di Zoldo e del Comelico), si segna la vocale doppia (quindi aa,
ee, ii, oo, uu): la grafia ufficiale del friulano usa l’accento
circonflesso, ˆ.
Consonantismo
Nel consonantismo è prevista l’adozione di alcuni grafemi o digrammi
“bandiera”, con valore diverso rispetto all’italiano.
Le occlusive velari, sorda e sonora, sono rappresentate con
le convenzioni dell’italiano: quindi i grafemi c- e g- in posizione
iniziale e interna, intervocalica e postconsonantica davanti alla vocale
centrale a, e alle vocali posteriori
o, u. Come in italiano, i digrammi ch- e gh- ricorrono nelle stesse posizioni davanti alle vocali anteriori e ed i (che, chi, ghe, ghi);
L’occlusiva velare sorda in finale di parola, secondo gli usi già
accolti nelle grafie storiche del ladino bellunese, è indicata dal digramma -ch;
L’affricata palatale sorda, iniziale
e interna intervocalica e postconsonanti-ca, è indicata come in italiano
dal digramma ci/ce (ci-, ce-, cia-, cio-, ciu-);
L’affricata palatale sorda in finale di parola, viene indicata con il
grafema -c, secondo l’uso già
accolto dalle grafie storiche del ladino bellunese;
L’affricata dentale sorda è
rappresentata dal grafema z come in italiano; in posizione interna è
rappresentata da -zz;
La fricativa interdentale sorda
viene rappresentata dal grafema unitario z
(lasciando alle singole varietà l’uso orale delle realizzazioni specifiche di
ogni varietà, e agli insegnanti il compito di disambiguare le diverse
realizzazioni).
Si usa in questo caso un grafema presente nel sistema grafico
dell’italiano, ma con un’estensione più ampia (al simbolo z viene tolto il valore specifico dell’italiano e caricato un peso
più ampio).
La fricativa interdentale sonora
viene rappresentata con d semplice
in quelle varietà dove è effettivamente presente. Si sacrificano in questo caso
le grafie speciali con dh, ð ecc.
che sono entrate di recente nell’uso grafico e nella toponomastica di alcune
vallate.
Il grafema z identifica inoltre,
secondo l’uso anche dell’italiano, l’affricata
dentale sonora, cioè zeta ‘dolce’ in posizione iniziale e interna tra
vocali (-z-).
La fricativa alveo-palatale sorda
iniziale e intervocalica è resa con i trigrammi sci-, sce- come in italiano. Non si segna la palatalizzazione
qualora la fricativa alveo-palatale sia seguita da vocale, poiché la
realizzazione palatale è automatica.
La fricativa palatale sorda finale
è resa con il digramma -sc.
La fricativa alveo-palatale sonora
(sibilante palatale sonora) iniziale ed intervocalica, presente nelle
varietà di Cortina e Livinallongo, è resa, secondo la tradizione grafica
consolidata, come -j-.
La fricativa apico-dentale sorda
(sibilante dentale sorda) viene resa in tutte le posizioni (iniziale s-, intervocalica -s- e finale –s ) con il
grafema s. In posizione
intervocalica, per la corrispondente sorda si userà – ss -.
La fricativa apico-dentale sorda
(sibilante dentale sorda) viene staccata con un trattino (-), quando è
seguita dall’affricata palatale (s-cia). La grafia SPELL non usa il trattino.
La fricativa apico-dentale sonora
(sibilante dentale sonora), chiamata anche ‘s dolce’ iniziale, viene resa
con il ‘s, secondo l’uso della
grafia friulana normalizzata. In posizione intervocalica è rappresentata da -s-.
La nasale davanti ad occlusiva
bilabiale (-p, -b)è rappresentata sempre da n- (np, -nb).
L’occlusiva labio-velare è
rappresentata con il digramma cu- in
posizione iniziale ed intervocalica. mantengono qu- soltanto i nomi storici (toponimi o an-troponimi).
Si mette l’accento (`) grave,
sulle parole tronche polisillabiche che finiscono in vocale (ad esempio gli
infiniti verbali, oppure cafè ecc.).
I monosillabi non vanno accentati (a meno che non si tratti
d’infiniti verbali e di monosillabi che altrimenti risulterebbero omografi, del
tipo la articolo senz’accento e là avverbio; e ed è, a ed à , rispettivamente congiunzione (e) e preposizione (a),
mentre le terze persone dei verbi portano l’accento (è ed à). Nei casi di sostantivi e verbi omografi, sarà
il verbo a portare l’accento (val ‘val-le’ e vàl, ‘vale’).
Le parole piane (bisillabi o
trisillabi pronunciati sulla penultima sillaba) non vanno accentate.
Nel caso di coppie minime (in
cui l’apertura o la chiusura della vocale modifica il significato della parola)
si usano gli accenti acuto (è ed ó chiusi) oppure grave (è ed
ò aperti), per indicare il timbro
della vocale.
Le parole sdrucciole (trisillabi
accentati sulla prima sillaba) portano
l’accento per facilitare la pronuncia.
Si riduce al minimo l’uso dell’apostrofo, che è presente soltanto per indicare ‘s sonora.
Il documento è stato approvato
dalla Commissione Scientifico-Culturale dell’Istituto Ladin de la Dolomites,
nella riunione tenuta il 9.12.2004 presso il Centro Interdipartimentale
Universitario di Ricerche sul Friulano dell’Università degli Studi di Udine.
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